Infortuni sul lavoro: interruzione del nesso causale

Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della rilevanza eziologica della condotta imprudente del lavoratore nella causazione dell’evento da cui sia derivato un infortunio sul lavoro. Il tema che si pone è quello dell’individuazione delle condizioni in presenza delle quali è possibile affermare che la condotta colposa del lavoratore possa escludere la responsabilità del datore di lavoro. Secondo un primo orientamento giurisprudenziale, non sarebbe sufficiente l’abnormità e l’imprudenza della condotta realizzata dal dipendente per escludere la responsabilità del datore, occorrendo che la condotta sia posta in essere al di fuori delle mansioni affidate e sia assolutamente imprevedibile e non controllabile dal datore. Altro orientamento afferma che l’efficacia interruttiva del nesso causale sarebbe predicabile anche in relazione a condotte tenute nell’esercizio di mansioni attribuite. Assume rilievo, sotto tale profilo, il principio di autoresponsabilità del lavoratore. La Cassazione ha chiarito che la condotta del lavoratore, oltre che imprevedibile, deve essere tale da attivare un “rischio eccentrico o esorbitante dalla sfera di rischio governato dal soggetto titolare della posizione di garanzia”. Solo una volta che il lavoratore sia stato adeguatamente informato e formato sui rischi connessi alle mansioni a lui affidate, è possibile procedere a verificare se la condotta del lavoratore sia stata conforme a quanto appreso e alla mansione ad esso assegnata, ovvero del tutto eccentrica rispetto ad essa, sì da comportare una “situazione di rischio nuovo ed imprevedibile, come tale non governabile dal titolare della posizione di garanzia”.

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